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1 maggio 2026

1 maggio 2026

Carissimi Tutti,
buon 1 maggio.

Per celebrare la festa del lavoro, questa volta, ho scelto dalla produzione di mio padre una grande tela, anche per il richiamo suggestivo che il rosso, colore vivo e pulsante, produce.

 

Giuseppe Ajmone, Nella notte, olio su tela, 176x203cm

L’immagine è riprodotta ne La luce delle cose – studio sulla pittura di Giuseppe Ajmone di Roberto Tassi.  Così ho spontaneamente collegato all’opera la lettera inviata da Franco Russoli (museologo, critico d’arte, storico dell’arte e partigiano) a Giuseppe Ajmone:

Milano, 11.2.1977 

Carissimo Giuseppe,

sto leggendo e guardando la bella monografia di Tassi e – non ridere – sono commosso. Rivedo i quadri che ti ho visto dipingere in Corso Garibaldi -rivivo quei giorni, le nostre conversazioni, la nostra ansia e passione per la pittura, per l’ombra e la vita fuse nell’apparizione sulla tela. Tu ancora travasi il tuo essere nello schermo della pittura: io cerco di fare un lavoro civile perché l’opera dell’artista trovi spazio e ruolo nella fradicia tela della società. Così lavoriamo per due settori della stessa casa, ma lontani, senza vederci. Ne soffro, e il libro mi ha portato un messaggio nella bottiglia.

Pensami vicino in questa zattera dove vivo più da Don Chischiotte che da Robinson. 

Ti abbraccio.  Tuo Franco.  

 

Questa volta sono le parole a suscitare immagine suggestive. Si crea così una sorta di catena nell’agire umano, una serie di connessioni e rimandi. E tornano alla mente le Domande di un lettore operaio da Bertolt Brecht:

 

Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?
Ci sono i nomi dei re, dentro i libri.
Son stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra?
Babilonia, distrutta tante volte,
chi altrettante la riedificò? In quali case,
di Lima lucente d’oro abitavano i costruttori?
Dove andarono, la sera che fu terminata la Grande Muraglia,
i muratori? Roma la grande
è piena d’archi di trionfo. Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti? Anche nella favolosa Atlantide
la notte che il mare li inghiottì, affogavano urlando
aiuto ai loro schiavi.
Il giovane Alessandro conquistò l’India,
Da solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse, quando la flotta
gli fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi,
oltre a lui, l’ha vinta?
Una vittoria ogni pagina,
Chi cucinò la cena della vittoria?
Ogni dieci anni un grand’uomo.
Chi ne pagò le spese?

Quante vicende,
tante domande.

(tr. Franco Fortini, 1957)

 

Ogni lavoro è un’opera d’arte, il prodotto di un’officina in cui ciascuno ha il dovere e il diritto di fare la sua parte. La nostra Costituzione avvalora l’impresa e riconosce la funzione civile del nostro impegno.

Buon 1 maggio

Vi abbraccio,

Natalia Ajmone

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18 maggio / 4 luglio 2020
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